Sull'autore

Chiara Chirieleison

Dal 2005 collaboro con la Gazzetta del Sud e dal 2008 sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti Pubblicisti della Sicilia. Curiosa…

Medicine alternative? No, complementari

Sono tante le medicine non tradizionali che in questi anni hanno combattuto pregiudizi e scetticismi da parte di molti: oggi, grazie a ricerche e indagini scientifiche è facile dimostrare gli effetti terapeutici di alcune discipline accolte favorevolmente dalla classe medica e dall’opinione pubblica e considerate “complementari” e non più alternative alla medicina convenzionale occidentale. Dall’importanza dell’ortocultura, coltivazione della terra e contatto con il “verde” fino al raccolto (garden therapy) alla compagnia e attività ludica con gli animali domestici (pet therapy), dall’utilizzo di piante o estratti per la cura di varie patologie e il mantenimento del benessere fisico (fitoterapia) alla manipolazione e massaggio dei “meridiani” del corpo umano individuati dalla cultura cinese e giapponese (zen shiatsu), e ancora la ayurveda, poco conosciuta, nonostante sia stata per secoli l’unica medicina per un oltre un miliardo di persone nell’antica India, dove non esistevano le cure europee. Queste “altre medicine” hanno una funzione preziosa in termini di prevenzione di disturbi cardiaci, autismo, stress, depressione, malattie psichiatriche, ecc. ma purtroppo in Italia è carente un quadro legislativo unico di riferimento che le disciplini e ciò comporta la scarsa applicazione dal punto di vista pratico. Di recente l’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Messina ha istituito una commissione ordinistica ad hoc per le “medicine non convenzionali”, presieduta dal consigliere Carmelo Staropoli, col compito di certificare in appositi elenchi i medici che esercitano questo tipo di discipline dopo aver seguito corsi specifici professionalizzanti.

Una delle più interessanti è la garden therapy, detta pure terapia ortoculturale o ortogiardinoterapia: nasce dallosservazione di Roger Ulrich che negli anni ’60 ha trovato meglio rispondenti alle cure i suoi pazienti operati in ambienti con affaccio sul giardino, rispetto a quelli che, ricoverati per lo stesso male, avevano affaccio verso un muro; diventa disciplina medica nel 1995 ad opera di Davis che “usa le piante, l’attività di giardinaggio e l’innata affinità che noi sentiamo verso la natura, come mezzo professionale in programmi di terapia e riabilitazione”.

E’ risaputo che stare all’aria aperta, in mezzo alle piante, al verde in generale, fa bene alla salute e lo sapevano i monaci irlandesi che nel XIV secolo facevano coltivare orti per combattere crisi depressive. Le ricerche degli ultimi 40 anni rafforzano questi principi; in ambienti ricchi di verdi  colesterolo e cortisolo hanno valori più bassi e lo stress è inferiore rispetto alle zone urbane. Queste informazioni vengono portate in pratica e nascono progetti con il verde come cura per la depressione, l’autismo, le patologie psichiatriche. Nascono ospedali con veri giardini destinati ai pazienti – anche a Messina – e nasce l’ecopsicologia. Nasce il giardino sensoriale che, stimola i cinque sensi e aiuta i bambini con sindrome di iperattività; il giardino bioenergetico capace di sfruttare le frequenze elettromagnetiche emesse dagli alberi con i “campi di bio-energia”. Elemento cardine è la clorofilla, pigmento verde ricco di sali minerali e proteine. “Se la vita non è possibile senza il sole, non lo è nemmeno senza la clorofilla” e consumando clorofilla impregniamo di sole i nostri organi interni e le nostre cellule. Forniamo ossigeno, limitiamo effetti tossici, anche cancerogeni. Ann Wingmore, sostiene che “Basta un semplice succo d’erba di grano (concentrato di clorofilla) a proteggere dall’inquinamento”. Allora non fermiamoci sempre a pensare che esista solo la medicina tradizionale con i noti farmaci e pensiamo a possibili rimedi alternativi, scientificamente attestati e magari meno invasivi o dispendiosi e più piacevoli.